Migliorare la memoria
Come si forma la memoria
Studiata l’attività elettrica dei neuroni dell’ippocampo quando si apprendono nuovi ricordi
Neuroscienziati dell’Università di New York e dell’Università di Harvard hanno identificato il modo con cui l’ippocampo contribuisce ad apprendere e a ricordare i fatti e gli eventi che costituiscono la nostra memoria a lungo termine, o memoria dichiarativa. Studiando l’attività dei neuroni dell’ippocampo, gli scienziati hanno capito come il cervello segnala la formazione di nuove memorie associative, una forma di memoria dichiarativa. I risultati forniscono alcune delle prove dirette più evidenti dell’elasticità dell’ippocampo in relazione all’apprendimento.
I risultati della ricerca sono stati descritti in un articolo (“Single Neurons in the Monkey Hippocampus and the Learning of New Associations”) pubblicato sul numero del 6 giugno della rivista “Science”.
Il legame fra l’ippocampo e la memoria è noto agli scienziati sin dagli anni cinquanta, ma si sa poco di come quest’associazione si manifesta nell’attività neurale. Il team di ricercatori americani, guidato da Sylvia Wirth, Wendy Suzuki e Marianna Yanike, ha esaminato per mezzo di elettrodi l’attività elettrica di singoli neuroni nel cervello di scimmie mentre eseguivano compiti di apprendimento associativo. I dati sono stati poi analizzati usando algoritmi di stima dinamici sviluppati appositamente a questo scopo.
La salvia migliora la memoria
Potrebbe essere usata nella cura del morbo di Alzheimer
Una nuova ricerca ha dimostrato che la salvia può aumentare le capacità di memoria, confermando teorie vecchie di secoli. Alcuni scienziati britannici del Medicinal Plant Research Centre (MPRC) delle Università di Newcastle e di Northumbria, guidati da Nicola Tildsley, hanno completato i primi trial clinici con pazienti di età compresa fra 18 e 37 anni, scoprendo che coloro che avevano assunto capsule di olio di salvia ottenevano risultati decisamente migliori in un test basato sulla memorizzazione di parole.
I ricercatori hanno così provato scientificamente ipotesi di celebri erboristi del passato. John Gerard nel 1597 scriveva, a proposito della salvia, come questa fosse "particolarmente buona per la testa e il cervello, stimola i nervi e la memoria", e Nicholas Culpeper affermava nel 1652 che la salvia "cura inoltre la memoria, riscaldando e stimolando i sensi".
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista "Pharmacology, Biochemistry and Behaviour". La salvia viene studiata come possibile trattamento per il morbo di Alzheimer, dopo che una ricerca aveva mostrato che essa inibisce un enzima chiamato acetilcolinesterasi che disgrega il messaggero chimico acetilcolina, la cui scarsità è una delle caratteristiche della malattia.
Il tè migliora la memoria
La bevanda potrebbe aiutare a rallentare il morbo di Alzheimer
Bere regolarmente una tazza di tè può aiutare a migliorare le proprie capacità mnemoniche. I risultati di test di laboratorio effettuati da un gruppo di ricercatori dell'Università di Newcastle upon Tyne hanno rivelato che il tè verde e il tè nero inibiscono l'attività di determinati enzimi nel cervello che sono associati alla memoria. Lo studio, pubblicato sulla rivista "Phytotherapy Research", potrebbe portare allo sviluppo di un nuovo trattamento per il morbo di Alzheimer, la forma di demenza che colpisce milioni di persone in tutto il mondo.
I ricercatori hanno studiato le proprietà del caffé, del tè verde e del tè nero (il tradizionale tè inglese, derivante dalla stessa pianta del tè verde, Camellia sinensis, ma fermentato). Hanno scoperto che, a differenza del caffé, i due tipi di tè inibiscono l'attività dell'enzima acetilcolinesterasi (AchE), associato con lo sviluppo del morbo di Alzheimer, che disgrega il messaggero chimico (o neurotrasmettitore) acetilcolina. Inoltre, sia il tè verde che il tè nero ostacolano l'attività dell'enzima butirrilcolinesterasi (BuChE), scoperto nei depositi di proteine che si formano nel cervello dei pazienti di Alzheimer. Il tè verde, inoltre, fa anche di più: ostacola l'attività di beta-secretasi, che svolge un ruolo nella produzione di questi depositi di proteine. I suoi effetti inibitori durano per un'intera settimana, mentre quelli del tè nero permangono per un solo giorno.
I benefici del succo di mela
L'effetto sembra essere dovuto a una maggiore produzione del neurotrasmettitore acetilcolina
Forse qualcuno potrebbe obiettare che i benefici per l’organismo si sentono maggiormente quando è nella sua forma alcolica di sidro, ma si tratta invece di una faccenda seria: il succo di mela è in grado di incrementare la memoria. È quanto risulta da una ricerca svolta presso la University of Massachusetts Lowell (UML) che ha verificato come tale bevanda sia in grado, in un modello animale, di stimolare la produzione di acetilcolina, un neurotrasmettitore essenziale, tra gli altri, nei meccanismi mnestici.
Il risultato – pubblicato sulla rivista “Journal of Alzheimer’s Disease” – è il frutto di una serie di ricerche che riguardano la malattia di Alzheimer e, più in generale, il declino delle facoltà intellettive, cui si cerca di porre rimedio con trattamenti farmacologici.
“Non è escluso che un giorno si possa arrivare a raccomandare di inserire nella dieta, accanto ad altri farmaci contro l’Alzheimer, il succo di mela o di altri prodotti a base di questo frutto” ha spiegato Thomas Shea, Ph.D., direttore del Center for Cellular Neurobiology and Neurodegeneration Research dell’UML.
lescienze.it
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di Lovetrain
03 Agosto 2006, ore 17:45
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3 commenti
22 Dicembre 2006 16:02:20, Inviato da luciano
22 Dicembre 2006 21:39:55, Inviato da Lovetrain
04 Febbraio 2010 09:41:21, Inviato da barbara
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